VII. MARINEO E LA FESTA DI SAN CIRO DI GENNAIO. LA NOVENA, I VIAGGI E LE PREGHIERE

Libro a puntate (testi di Nuccio Benanti)
III.1. La festa di gennaio: santu Ciru puvureddu
La festa del 31 gennaio è quella chiamata dalla gente del luogo di «santu Ciru puvureddu». Tale denominazione è spiegata dai fedeli dal fatto che per tutto il periodo festivo si svolgono le sole manifestazioni religiose e sono assenti gli eccessi di agosto: spettacoli musicali e giochi pirotecnici in primo luogo. Pur trattandosi di una festa povera, i preparativi sono, di fatto, più lunghi di quella estiva ed hanno inizio il 22 gennaio, quando la reliquia del santo viene scesa dalla nicchia che la custodisce. Il reliquiario, infatti, è conservato per tutto l’anno nell’altare dedicato al santo, posto sulla navata sinistra della chiesa Madre.
La preparazione
La preparazione della reliquia per questo speciale periodo si svolge esattamente nove giorni prima del 31 gennaio. L’urna viene spostata dalla cappella di san Ciro per essere posta su un’impalcatura in ferro alta circa due metri e ricoperta con drappi ornamentali e composizioni floreali, di colore prevalentemente rosso, per simboleggiare il martirio. Della preparazione di questa struttura e della sistemazione della reliquia in una nuova collocazione si occupano gli iscritti alla congregazione di san Ciro. In questa occasione, l’urna d’argento viene pulita dai confratelli con panni bianchi. E non mancano mai i fedeli che, assistendo alle frenetiche attività di preparazione della festa, passano sul vetro del reliquiario un fazzoletto, che poi baciano con devozione e rimettono in tasca come fosse un prezioso cimelio.
Il trono viene collocato al centro della chiesa, e qui rimane esposto al pubblico culto per tutto il periodo della novena, cioè fino alla sera del 31, quando si chiude la festa.
La novena
La novena è così strutturata. Ogni sera viene recitato il rosario di san Ciro. Si tratta di una serie di preghiere rivolte al santo. Esistono sia un rosario in italiano che altri dialettali. Questi ultimi, in passato venivano recitati nelle case. Oggi solo poche persone li ricordano.
Alle diciannove si celebra la messa: durante l’omelia, i sacerdoti che si alternano nel corso delle serate, commentano le letture del giorno, accennando alla vita e alle opere del santo. I sacerdoti chiamati per l’occasione si alternano: il predicatore della novena, di solito, è un padre secolare o un francescano. Il 30 gennaio, vigilia della festa, dopo il consueto rosario, vengono celebrati i vespri solenni in onore del santo.
Il 31 gennaio
Il 31 gennaio i festeggiamenti iniziano fin dalle sette del mattino con l’alborata, ossia lo scoppio di una serie di mortai. Per tutto il giorno, le strade del paese sono allietate dal suono del tamburo e della banda cittadina. In questa giornata si celebrano messe, con orari festivi, dal primo mattino. È comunque la celebrazione solenne della messa di mezzogiorno ad attrarre, più di ogni altra, la presenza di numerosi fedeli, confratelli e autorità civili e militari che, come nella festa di agosto, prendono posto nei posti riservati nei primi banchi. Alcuni confrati, con l’abitino rosso, trovano invece posto all’ingresso della chiesa, dove viene allestito lu tavulinu per le offerte dei fedeli.
Dopo la messa vespertina, ha inizio la processione che, nel suo svolgimento è identica a quella di agosto. Quando il 31 gennaio le condizioni atmosferiche non consentono lo svolgimento della processione, a causa della forte pioggia o della neve, questa viene rinviata alla prima domenica utile. Il santo rimane sistemato al centro della chiesa fino al giorno della processione.
III.2. I viaggi e le preghiere
Una delle caratteristiche più rilevanti di questa festa è rappresentata da una manifestazione di fede che sfugge all’occhio dell’osservatore più distratto. Si tratta dei cosiddetti viaggi a santu Ciru: un pellegrinaggio spontaneo che numerosi fedeli, a piccoli gruppi, formati in genere da parenti, vicini di casa e conoscenti, fanno qualche sera prima del 31 gennaio o della penultima domenica d’agosto.
Il viaggiu, intrapreso prevalentemente da donne, alcune delle quali a piedi scalzi, consiste nel percorrere il tragitto della processione di san Ciro con la coroncina tra le mani, pregando. Il viaggio si svolge sempre di sera.
Questo pellegrinaggio può essere fatto almeno per due motivi. Il primo è in segno penitenziale, per ringraziare per l’avvenuto miracolo, sia per chiedere una grazia particolare al santo. In tal senso «ha carattere di ex-voto» (Buttitta 1983: 12).
La seconda ragione riguarda, invece, la presenza alla processione di san Ciro: quando una donna non può prendervi parte il giorno stabilito, offre al santo il viaggio in sostituzione.
Negli ultimi anni, oltre alla presenza discreta, quasi invisibile, delle donne che fanno i viaggi spontanei, si è assistito anche alla organizzazione, da parte del parroco, di un pellegrinaggio da lui guidato, al quale partecipano numerosi gli assidui frequentatori della chiesa parrocchiale, anche uomini.
Durante il percorso, che inizia davanti alla chiesa Madre e si snoda lungo il percorso tradizionale della processione (corso dei Mille, piazza Castello, via Garibaldi, piazza sant’Anna, via Umberto I, via Patti, via san Michele, corso dei Mille), si recita il rosario di san Ciro.
Il rosario
Una voce dice:
Salve, o martire San Ciro, / io ti venero e ti ammiro;
tu mi ottieni dal Signore, / il celeste e santo amore.
E in coro si risponde:
Ti lodiamo e supplichiamo, /con fervore in tutte l'ore,
la salute e la virtù, / tu ci ottieni da Gesù.
La preghiera, nella versione dialettale cantata diventa:
Diu vi sarvi Santu Ciru, / tuttu chinu di carità;
aiutatinni e assistitinni, / nni li nostri nicissità.
O gran medicu beneficu, / pi virtù di lu Spiritu Santu
grazia vulemu, / di vui Patri d'Amuri.
O anche:
Santu Ciru virgineddu, / tuttu puru e tuttu beddu,
priati a lu Signuri / pi nuatri piccaturi.
E priamulu tutti l’uri / lu nostru Santu Prutitturi,
oggi e sempri n’cumpagnia / cu Gesù Giuseppi e Maria.
La lode viene intervallata dal Gloria:
Gloria al Padre ed al Figlio / e allo Spirito Superno;
quale fu sempre in eterno / ed ancor sempre sarà.
Lodata sempre sia, / la gran Vergine Maria.
Mille e mille eccelse lodi / al gran Martire del Signore;
Ciro medico eremita / ci guarisce e il ciel ci addita.
La salute ed il vigore / per il corpo e per la mente,
Tu ci ottieni dal Signore / Gesù Cristo onnipotente.
Ci soccorri in tutte l'ore / nostro grande protettore.
È una ripetizione continua delle poste del rosario. E si dicono cinque poste del rosario ripetute, come per il rosario normale.
Scopo del cammino
Al termine del viaggiu, le donne sostano alcuni minuti davanti al portone della matrice, per concludere le preghiere e per chiedere l’intercessione del santo per i bisogni delle loro famiglie. Dunque, questo pellegrinaggio è un atto volontario con il quale il fedele si reca in religiosità di spirito fino ad una meta: il luogo santo. Alla fine del viaggio il pellegrino chiede che venga esaudito un desiderio personale, ma anche un approfondimento della propria vita personale. Ciò è possibile grazie alla purificazione dell’animo attuata lungo il cammino comune fatto in preghiera, penitenza e meditazione.